Milan
A ARTE INVERNIZZI
On now
- Günter Umberg Elisabeth Vary Villa Pisani Bonetti, Bagnolo di Lonigo Inaugurazione venerdì 26 giugno 2026 Venerdì 26 giugno 2026 inaugura a Villa Pisani Bonetti la mostra che vede come protagonisti Günter Umberg (Bonn, 1942) ed Elisabeth Vary (Colonia, 1940), a cura di Francesca Pola, in cui saranno presentate opere scelte per dialogare con questo capolavoro giovanile dell’architetto Andrea Palladio: un luogo straordinario che mette a confronto la sua identità storica con la creatività contemporanea, offrendo al visitatore inedite coordinate di esperienza. Le opere di Günter Umberg ed Elisabeth Vary si inseriscono con una sensibile progettualità negli spazi della Villa palladiana, instaurando un dialogo suggestivo con la sua ricchezza storica eDescription
Günter Umberg - Elisabeth Vary - Villa Pisani Bonetti
Until 18 Oct 2026

- La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 24 settembre 2026 alle ore 18 una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione. Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire:Description
Michel Verjux - Musée Picasso d'Antibes
Until 19 Nov 2026

Recent past exhibitions
- INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 12 MARZO 2026 FRAGILITÀ. VISIONI DI UNA FORZA FORMATIVA DADAMAINO FRANÇOIS MORELLET ARCANGELO SASSOLINO GÜNTER UMBERG GRAZIA VARISCO La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 12 marzo 2026 alle ore 18 la mostra Fragilità. Visioni di una forza formativa, a cura di Davide Mogetta. L’esposizione intende indagare la tensione formativa della fragilità in alcune opere di Dadamaino, François Morellet, Arcangelo Sassolino, Günter Umberg e Grazia Varisco. Il progetto nasce da un dialogo fra Günter Umberg e Davide Mogetta a proposito della persistenza nella sua arte, a partire dagli anni Settanta, di un motivo insieme strettamente individuale e universale: l’incontro con la vulnerabilità. Negli ultimi anni il tema della fragilità ha attraversato in vari modi le riflessioni sull’arte ed è soprattutto tornata in primo piano l’esperienza della fragilità del vivente, e più in particolare dell’umano: non solo come conseguenza di grandi crisi naturali, ma anche a seguito degli sconvolgimenti politici e sociali che ci circondano. Della fragilità ci si vuole certo prendere cura per salvaguardare ciò che è fragile; ma si vuole anche, talvolta, cambiarla di segno per trarne nuove energie. In un caso come nell’altro, sembra però che fragilità e resistenza debbano in fondo restare separate. Salvaguardare il fragile, insomma, o trasformarlo in forte. Eppure almeno in alcune ricerche artistiche sembra possibile riconoscere un altro percorso. È il tentativo di cogliere la fragilità all’interno della stessa tensione formativa. Non affinché quella forza la salvi, o la faccia reagire e la trasformi, ma perché la fragilità possa farsi forma di opere in sé potenti: tanto più potenti quanto più manifesta è la loro fragilità. Questa non diventa allora una forza formativa, lo è; e intesse concretamente le opere formandole. Lo fa a partire dal loro materiale, attraverso il modo in cui esso viene manipolato, e fino al modo in cui esse possono essere esposte e osservate. Questa ipotesi è esplorata attraverso i lavori di cinque protagonisti appartenenti a diverse generazioni dell’arte internazionale. Le loro opere sono state presentate insieme in alcune occasioni, ma gli accostamenti proposti in questo progetto sono inediti. Essi invitano a interrogare il senso assunto dalla fragilità nei loro percorsi creativi, per affinità o contrasto. Può essere un tratto dell’esperienza interiore, che possiamo cogliere; può essere l’esito di una riflessione, ora sulla condizione umana, ora sui limiti della ragione, che sempre deborda nel sentire e nel fare artistico. In tutti i casi la fragilità caratterizza, in modi singolari, la fattura stessa delle loro opere. Ma questo non coincide in nessuna delle loro ricerche con una presa di posizione debole o rinunciataria, né con il lasciarsi indietro la fragilità da cui muovono. Essa, piuttosto, fa corpo unico con la tensione immaginativa, generatrice di forme allo stesso tempo precarie e solide, stabili e inquiete. Ecco allora che l’esposizione propone cinque visioni di una forza formativa che non è altro che fragilità.Description
Fragilità: visioni di una forza formativa
Ended 6 May 2026
- INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2025 MARIO NIGRO. SPAZIO TOTALE 1952-1955 a cura di Paolo Bolpagni La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 4 dicembre 2025 alle ore 18 una mostra personale di Mario Nigro, a cura di Paolo Bolpagni, in cui sarà presentato un focus sulle opere appartenenti al ciclo dello “Spazio totale” realizzate tra il 1952 e il 1955. Figura centrale dell’arte italiana del secondo dopoguerra, Mario Nigro (Pistoia, 1917 - Livorno, 1992) ha elaborato un linguaggio pittorico radicale, capace di coniugare rigore costruttivo e intensità espressiva. La sua formazione scientifica e musicale ha inciso precipuamente sul suo metodo compositivo: la sua pittura si struttura secondo regole ritmico-musicali di ripetizione e variazione, che generano una tensione continua tra ordine e dissonanza, calcolo ed emozione. Lo “Spazio totale” costituisce per oltre un decennio (1952-1965/66) il punto focale della ricerca artistica di Nigro: egli visualizza il compenetrarsi di diversi gradi di realtà e di dimensioni ottenute attraverso la sapiente combinazione di strutture ritmate con una forte componente espressiva e deformate dalle raffinate gradazioni tonali del fondo e del reticolo in espansione. Sono datate 1952 le prime opere appartenenti a questo ciclo, alle quali l’artista conferisce attenta teorizzazione elaborando vari scritti, pubblicati tra il 1954 ed il 1955. “[...] ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere fra struttura musicale e costruzione astratta, problemi che erano stati accennati più volte, ma che non erano mai stati affrontati razionalmente. Sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica, e dove in questo spazio totale vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione, di scoperta e di invenzione. [...] Gli elementi plastici che si allineano in armonia aventi ognuno eguali possibilità funzionali nel quadro sono ancora l’indizio di un’aspirazione in un mondo concorde, i contrasti violenti che originano la struttura compositiva sono il segno di una lotta esistente.” (Mario Nigro, Primo scritto sullo spazio totale, 1954) Le opere esposte al piano superiore della galleria consentono di indagare in maniera approfondita e sistematica i motivi generativi sottesi a questo ciclo: superfici, linee, intrecci, sequenze di segni e di colori si sommano e si sottraggono in una energica e musicale armonia di quadretti e strisce colorate, dando vita a vibrazioni luminose e trame cromatiche che rimandano al tessuto, all’architettura e al suono, in una dimensione pittorica espansa. In esse lo spazio non è più uno sfondo o un contenitore, ma una totalità dinamica che ingloba forma e tempo, costruzione e percezione. Ogni “Spazio totale” è un frammento pittorico, inadatto a definire una totalità, pur avendone coscienza. Con esso Nigro aspira a rendere visibile che non si può costruire un sistema chiuso, ma solo un insieme aperto e confuso, dove ogni componente è libera ed esprime movimento, ma non risoluzione. Per tale motivo le varianti dello “Spazio totale”, dal 1952 al 1955, sono innumerevoli, perché rappresentano un metodo d’indagine, non una risposta. L’aspirazione è a immergersi, non a separarsi dal mondo circostante. Al piano inferiore vengono presentate opere rappresentative in cui si evidenzia l’analisi perseguita dall’artista sulle problematiche e le implicazioni dello spazio, approdando ad una concezione della pittura come atto di conoscenza e concetto di realtà, dove la forma non rappresenta ma coincide con lo spazio stesso. Nigro indaga le dinamiche della percezione analizzando le relazioni tra forma, colore e struttura in una costruzione che tende a farsi ambiente, campo energetico, luogo di simultaneità e di coincidenze visive: gli elementi plastici si ripetono, variano e concorrono a costituire un insieme in cui forma e spazio si risolvono a vicenda, sia in termini strutturali sia cromatici. Nel corso dei decenni, dopo la scomparsa di Mario Nigro nel 1992, sono state organizzate importanti retrospettive in numerose istituzioni museali, tra cui Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (2000), Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2006), Kunstsammlungen di Chemnitz (2012), Fondazione Ragghianti di Lucca (2017), Kunstmuseum Bochum (2019), Palazzo Reale e Museo del Novecento di Milano (2023). Nel 2009 è stato pubblicato il catalogo ragionato a cura di Germano Celant. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Paolo Bolpagni, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.Description
Mario Nigro
Ended 25 Feb 2026